Ci sono visioni d'insieme che sfuggono . E altre che non si vuole sviluppare.
Comprare singolarmente i pezzi di un'auto o di una moto e' roba per smanettoni, gente con un sacco di tempo, gente che lo fa' per hobby ed ha anche qualche soldo da buttarci dietro.
La mobilità nel 2013 non è' roba per smanettoni!
La mobilità di una città va pensata e realizzata in maniera globale. Ne abbiamo bisogno come il pane, subito, a prezzi più che accessibili e deve essere semplice.
La ricerca va diretta alle tecnologie e soluzioni più efficienti : la condivisione delle informazioni in nostro possesso e la combinazione dell'uso privato dei mezzi a nostra disposizione con quello pubblico, sulla base di piattaforme tecnologiche a portata di tablet / telefono (e.mobility) è la cosa più intelligente che ci rimane da fare.
Tecnologie, si badi bene, alla portata di tutti: a Bologna da oltre un anno sono in funzione parcometri multitasking per il pagamento della sosta, dei biglietti dell'autobus, delle multe, dei rinnovi degli abbonamenti, dei ticket giornalieri
Il successo nasce dalla combinazione tra l'utilità e la possibilità di reperire le informazioni necessarie: le applicazioni mobili del futuro sappiano dare risposte in tempo reale sul traffico, gli orari di treni, bus, metro, la disponibilità di connessioni con bike / cars sharing o colonnine di ricarica per auto elettriche: il trasporto pubblico sia "on-demand"
Attualmente, in Europa ci sono più di 400.000 utenti carsharing, soprattutto in Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Gran Bretagna (Londra). Il settore è ancora in via di sviluppo e in rapida crescita e le principali città continuano a perfezionare i propri servizi e a condividere le proprie buone praticheI benefici del servizio sono alla base delle idee che anche Modena deve perseguire - Spazio e traffico. I veicoli in carsharing sostituiscono da 4 a 10 auto private, che è come dire un utilizzo migliore rispetto alla sosta
- Una macchina per ogni occasione. Il carsharing permette di utilizzare il veicolo più adatto al proprio viaggio. - "Paghi quanto guidi” rende più consapevoli dei costi di un viaggio. E delle alternative all'acquisto di un'auto
- Riduzione delle emissioni di CO2 derivanti dai trasporti (circa 200-290 kg di CO2 per ogni utente attivo ad anno)- Viagra in Chrome. Lo stile di vita urbano emergente premia il car sharing: l’auto non è più “hip” (all’utima moda), il car sharing è “cool” e le grandi auto sono preferite da uomini anziani (Viagra in cromatura)
Le attuali esperienze di successo del carsharing in Europa se applicate a tutta la Comunità porterebbero alla rimozione di oltre 500.000 autovetture private (azz .. vuoi vedere che in questo troviamo una delle ragioni??) dallo spazio stradale urbano, recuperando più di 2.500 ettari di spazio urbano.
Il carsharing ha avuto un importante impatto sulla richiesta di parcheggi nelle aree urbane, sostituendo circa 1.500 autovetture private. Per ottenere un effetto simile con la costruzione di garage, sarebbe stato necessario un investimento 25 – 40 milioni di euro!
Gli elementi distintivi dei migliori piani d’azione per la Mobilità Sostenibile prevedono una rete di stazioni di car sharing su strada all’interno delle città (“mobil.punkt”), il miglioramento della consapevolezza (la campagna di comunicazione della Municipalità di Brema “Vuoi comprare una mucca per un bicchiere di latte?” resta una f*****ta) e l’integrazione dello sviluppo urbano, dell’offerta dei trasporto pubblico e della gestione della flotta.
Del resto solo a Modena ed in un altro paio di poco lungimiranti territori non lavorano e guadagnano massicciamente agenzie come Greenwheels, Cambio, Mobility Carsharing International e Connect by Hertz : l'esempio principale è forse l’operatore Zipcar . Anche perchè presupposto per l'intervento di questi fornitori di servizi è la creazione di alleanze con i fornitori di trasporto ferroviario, autobus, taxi, biciclette, etc.. in modo da permettere ai clienti di viaggiare facilmente da porta a porta senza usare l’auto privata.Il carsharing è stato considerato idoneo per aumentare l’uso del trasporto pubblico per cui molti fornitori si sono impegnati in partnership con aziende del settore, garantendo la presenza di stazioni di carsharing in prossimità di stazioni di trasporto pubblico o promuovendo abbonamenti integrati o scontati: avevate mai sognato biglietti integrati bus+auto, treno+auto e taxi+auto a Modena? Per sapere come creare partnership efficaci cliccare qui : in Olanda Mobility Mixx(NL) ha ampliato la propria offerta attraverso servizi completi di mobilità, tra cui carsharing, noleggio auto, prenotazioni del trasporto pubblico, park and ride, consigli di viaggio, bilancio di gestione della mobilità, etc.
Presto mi troverò anch'io una bella lobby. So di non poterne fare a meno. Chi altri può garantirmi che il mio interesse particolarissimo abbia la meglio su quelli del Paese, in faccia alle soluzioni generali, per quanto discutibili possano essere? Io della discussione democratica, della Partecipazione francamente me ne frego. E certo non accetto la decisione che al termine possa essere presa. Io non sono Operaio, io non sono Dipendente. Io ho la lobby. E' così che da ieri a Milano sono tornate a circolare liberamente le automobili nelle strette vie del Centro. Alla peggio, se l'Amministrazione riuscirà a fare ripartire il progetto a salvaguardia del Centro e per una mobilità meno privatizzata e sregolata, mi sarò fatto una gran pubblicità...!
Mentre le nostre Ferrovie dello Stato sbarcavano in Germania, acquisendoil 5% della società che gestisce le linee dei pendolari tedeschi, i pendolari italiani ed iltrasporto ferroviario vivono anni angoscianti. Sono 2 milioni e 700 mila inItalia i viaggiatori che ogni giorno prendono il treno per motivi dilavoro o di studio e negli ultimi due anni sono aumentati dell'11,5%,circa 300 mila persone in più. Ma, in base al Rapporto Pendolari lariduzione delle risorse disponibili e quindi il taglio dei collegamenti si è abbattuto comunque sultrasporto nazionale su rotaia.
Sono stati eliminati 154 treni a lunga percorrenza su 600, perché risultanti inperdita. 800 milionidi euro in meno rispetto al 2010 sulle linee pendolari , vale a dire il 45% delle risorse chegarantivano un servizio già spesso carente, con treni perennemente inritardo, scomodi e sporchi. Un taglio drastico a danno di quei cittadini - operai,impiegati, studenti - che abitano nelle periferie urbane e utilizzanoquotidianamente il mezzo di trasporto più sostenibile: da qui nascono solo aumento del traffico privato edell'inquinamento.Del resto vivendoin città sempre più inquinate, con il trasporto su gomma responsabile dioltre il 20% delle emissioni di CO2 sul nostro territorio si abbatte una catastrofein crescita costante. All'origine di questa situazione, ci sono le manovre economiche che hanno cancellato itrasferimenti alle Regioni per il fondo del servizio ferroviario locale pari a 1.215 milioni di euro: la tendenza generale continua a essere quella diprivilegiare la strada a danno della rotaia.
La lezione appresa tuttavia dal caso della Grecia è assolutamente chiara: quando un’economia è in caduta libera, tagliare la spesa e aumentare le tasse porta a livelli di indebitamento di gran lunga maggiori, non inferiori.
Ecco cosa indica come indispensabile stabilire come si vuole crescere, in quali direzioni. Ecco a cosa serve un "piano strategico per la mobilità sostenibile". Che, tradotto, significa un piano basato su una rete di trasporti pubblici integrato tra rotaia, gomma, piste ciclabili e percorsi pedonali
Strada romana. Lazzaretto. Convento. Piazza d'Armi. Ippodromo.
Raccontarla alle pietre dell'ex area Novi Sad? Queste hanno visto anche Buffalo Bill. "Erano" tante cose. Un amico riporta voci che "a causa di un intervento tanto devastante" non potranno mai più essere qualcos'altro. E il mio spirito libero, il mio "Into the Wild", vacilla e teme. Le pietre, quelle vere - true original stones - della Strada Romana che apriva sull'orizzonte della Bassa e delle rive del Po, sono comunque di nuovo lì, circondate dall'opera più ambiziosa e discussa che i Modenesi, affacciati sul loro cortiletto di via Emilia, abbiano visto realizzare negli ultimi decenni. L'ambizione è per sua natura labile, incerta. Il grano invece, necessario alla sua costruzione e previsto all'incasso per i prossimi decenni, molto più concreto. Del resto, chi ne ha voglia di buttarsi in spalla un mutuo? E per pagare cosa? a Modena c'è chi ragiona in questi termini: parcheggeremo per i prossimi 41 anni per pagare chi quel progetto lo ha finanziato, non senza interessi. Modena ne guadagnerà? Certamente è tardi per porsi troppi dubbi dal momento che ieri è stato tagliato il nastro. Non è tardi invece per far sì che tutti i benefici possibili ci vengano riconosciuti.
All’autodromo di Modena si è tenuto il Trofeo Energica, la prima esibizione di moto elettriche da corsa e per una giornata la città emiliana si è trasformata nella capitale della Green MotorValley sfidando il futuro, non più molto lontano, dei veicoli elettrici a due e quattro ruote.
Il Trofeo Energica è la prima gara di moto elettriche da corsa, svoltosi il 21 giugno scorso all’autodromo di Modena. L’evento è stato all’insegna della mobilità sostenibile: dalle prove degli scooter elettrici nell’area allestita davanti all’autodromo, alla prova delle biciclette elettriche fino ai test-drive in circuito della prima auto elettrica d’Europa, la Opel Ampera, per assistere infine alla prima esibizione di moto elettriche da corsa mai svolta prima in Italia.
La manifestazione è stata anche un momento di studio e di confronto sulle tematiche legate alla green economy con il convegno di Lapam-Confartigianato dedicato alle energie rinnovabili dal titolo Risparmio energetico tecnologie a confronto in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena.
Development of new districts, high ecological model projects and houses Follow us
martedì, dicembre 14, 2010
Anche questo articolo in fondo non è per niente lontano da quello postato ieri sulla definizione del prossimo Piano Industriale alla Maserati; non è lontano perchè occupazione, mobilità, produzione, ambiente rimangono sempre parte dello stesso recinto in cui è sperabile vedere fiorire proposte organiche e innovative..
I pendolari ferroviari vivono giorni difficili tra proteste e tagli. Da ieri mattina è infatti iniziata l’annunciata era delle corse soppresse sulla tratta Modena - Sassuolo . Un disagio diffuso non solo a Sassuolo, ma anche a Modena presso la Stazione Piccola e la Stazione Centrale e lungo le fermate intermedie a Formigine e dintorni. Perché il ”trenino” di Sassuolo ha sempre trasportato lavoratori e studenti pendolari. … «Se ricordo quello che era stato detto – dice un utente – su una stazione unica per Modena e Reggio, mi viene da ridere. Con queste decisioni di chi gestisce adesso il servizio sta portando lentamente alla cancellazione delle corse da e per Modena. Alla faccia di chi dice che serve usare meno la propria auto». Un deciso calo delle corse che non piace proprio a nessuno. Compresi i taxisti che, dopo la cancellazione della linea telefonica da piazza Garibaldi, da diverso tempo sono a disposizione solo nella stazione da e per Modena. «Il lavoro è calato anche per noi – dice qualcuno di loro – perché le corse in meno sono comunque un flusso di persone che diminuisce. Di questo passo caleranno vertiginosamente anche le nostre»… «… Da quando a Sassuolo c’è un governo di centro-destra si cerca di fare a gara per mettere i bastoni tra le ruote all’amministrazione comunale…
A livello nazionale , del resto, mentre le nostre Ferrovie dello Stato sbarcano in Germania acquisendo il 5% della società che gestisce le linee dei pendolari tedeschi, il 2011 rischia di diventare l'anno nero per i pendolari italiani e per il trasporto ferroviario nel nostro Paese. Sono 2 milioni e 700 mila in Italia i viaggiatori che ogni giorno prendono il treno per motivi di lavoro o di studio e negli ultimi due anni sono aumentati dell'11,5%, circa 300 mila persone in più. ...
I vertici delle Ferrovie hanno annunciato nei giorni scorsi che verranno eliminati 154 treni a lunga percorrenza su 600, perché risultano in perdita. Per quanto riguarda le linee dei pendolari, mancano 800 milioni di euro rispetto al 2010, vale a dire il 45% delle risorse che garantivano un servizio già spesso carente, con treni perennemente in ritardo, scomodi e sporchi. L'associazione guidata da Vittorio Cogliati Dezza prevede un taglio drastico a danno di quei cittadini - operai, impiegati, studenti - che abitano nelle periferie urbane e utilizzano quotidianamente il mezzo di trasporto più sostenibile: da qui, l'allarme degli ambientalisti contro l'aumento del traffico privato e dell'inquinamento.
.. Nel silenzio generale, il ministro dei Trasporti Altero Matteoli è riuscito a ottenere anche in questa Finanziaria 400 milioni di euro per l'autotrasporto e altri 1.200 milioni per nuove strade e autostrade, tra i fondi della cosiddetta Legge Obiettivo e quelli per l'Expo di Milano. In mancanza di interventi efficaci, è un disastro ferroviario annunciato quello che - secondo Legambiente - si prepara per il nuovo anno. Dice il presidente Cogliati Dezza: "Occorre impedire una prospettiva di abbandono del trasporto ferroviario, vivendo in città sempre più inquinate, con il trasporto su gomma responsabile di oltre il 20% delle emissioni di CO2 sul nostro territorio e una tendenza in costante crescita".
All'origine di questa situazione, ci sono le manovre economiche adottate dal governo a luglio e a dicembre. In pratica, risultano cancellati i trasferimenti alle Regioni per il fondo del servizio ferroviario locale pari a 1.215 milioni di euro. La beffa è che, per placare le proteste degli assessori regionali, sono stati individuati 425 milioni di euro che però corrispondono alle risorse già stanziate l'anno scorso per l'acquisto di treni pendolari e mai impegnate: ora verranno utilizzati dalle Regioni per "salvare" la circolazione di quelli esistenti. Ma il rischio ulteriore per i pendolari è che gli stanziamenti previsti da Trenitalia per l'acquisto di nuovi treni e l'ammodernamento delle carrozze, legati ai contratti di servizio con le Regioni si possano bloccare per mancanza di risorse.
...Al momento, le Regioni più sensibili alle esigenze dei pendolari sono state l'Emilia Romagna, la Toscana e la Lombardia, che hanno approvato assestamenti di bilancio per limitare il taglio dei treni nell'ordine del 5-10% a fronte di un amento delle tariffe tra il 10 e il 20%. Nella maggior parte delle altre si teme un rincaro dei biglietti fino al 30%.
Da Roma alla periferia, la tendenza generale continua a essere quella di privilegiare la strada a danno della rotaia. E la questione appare tanto più delicata, alla vigilia della liberalizzazione del servizio ferroviario previsto dalle Direttive europee. È in gioco la stessa sopravvivenza del servizio ferroviario universale nel nostro Paese: quello cioè che assicura i collegamenti con centri urbani e direttrici fondamentali a minor traffico, come l'asse adriatico e quello tirrenico, o i collegamenti trasversali da un versante all'altro della Penisola. "Sono città e cittadini che proprio nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia - conclude il Rapporto di Legambiente - rischiano di ritrovarsi meno collegati e più lontani rispetto al resto del Paese".
La Maserati fuori da Modena? Personalmente nemmeno distrutto dall’idea di non vedere più nella ”nostra bella Tumor Valley” un pezzo di industria automobilistica. E’ però oggettivamene drammatico pensare al buco innanzitutto occupazionale, prima ancora che più genericamente produttivo, cui una ”fuga” di questo tipo potrebbe portare .. A meno che non esistano buone idee per portare a Modena industrie magari meno inquinanti ed occupazionalmente solide…I buoni esempi non mancano
domenica, dicembre 12, 2010
Sono circa un centinaio i ciclisti che partono dalNettunoper dar vita alla biciclettata di “Human motor”, altri ciclisti si aggiungono lungo il percorso a ingrossare le fila. La“critical mass HO IL CICLO!" per le strade del centro di Bologna ha nel mirino il Motor Show che da ieri si sta svolgendo in Fiera: “Come ogni dicembre Bologna- si legge su un volantino distribuito ai passanti- sara’ invasa dal MotorShow, una fiera che promuove ilculto suicidadell’automobile”. I manifestanti hanno rivendicato maggioreattenzione per le politiche legate alla mobilità cittadina. “L’automobile nega lasocialità urbana, alimenta una dimensione individualista, strumentalizza ilcorpo della donnaa oggetto di marketing”, hanno gridato a gran voce icicloattivisti. Pedalando con cartelli che recitavano “Ci avete rotto i polmoni” e “L’emancipazione non sarà motorizzata“, il corteo si è prima indirizzato a percorrere il perimetro dellafiera, passando perpiazza della Costituzione, per poi attraversare, sempre in bicicletta, iluoghi delle protesteche hanno caratterizzato queste ultime settimane.
Qual è in destino degli arcana imperii al tempo di WikiLeaks? Questa domanda rimbalza da un punto all'altro del mondo. La via per trovare la risposta è indicata da un titolo del Guardian: "La rivoluzione è cominciata e sarà digitale". Una rivoluzione annunciata, che non sarà fermata dall'arresto di Julian Assange, per altro legato a ragioni che nulla hanno a che fare con WikiLeaks.
Troppe reazioni di questi giorni palesano arretratezza culturale, ritardi politici, contraddizioni clamorose, incomprensione di che cosa sia la Rete, quali le sue dinamiche e i suoi effetti. E allora bisogna partire da una analisi della sua vera natura, dall'intreccio tra rottura e continuità che in essa si manifesta, dal nuovo contesto politico e sociale, dalla incessante ridefinizione di che cosa sia trasparenza. In sintesi: a quale redistribuzione del potere siamo di fronte?
Fughe di notizie riservate, rivelazioni di documenti segreti non sono una novità. Quel che cambia è la scala, la dimensione del fenomeno: la circolazione planetaria di masse ingenti di dati ha fatto divenire assai agevole il "cercare, ricevere, diffondere" informazioni. Sono le parole della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'Onu sulla libertà di espressione. E l'articolo 21 della nostra Costituzione sottolinea come tutti abbiano diritto alla libera manifestazione del pensiero con qualsiasi "mezzo di diffusione". Questi principi valgono anche nel mondo nuovo della tecnologia digitale, ci ricordano che il tema è quello della tutela di una libertà preziosa, informare e essere informati, non a caso indicata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo come uno dei fondamenti della democrazia.
Lo scandalo è WikiLeaks o l'incomprensione e l'inconsapevolezza degli Stati nell'affrontare lo "tsunami digitale" che già caratterizza il tempo presente e sempre più disegnerà il futuro? È stata colta l'opportunità tecnologica per far crescere quasi senza limiti la raccolta delle informazioni e la loro conservazione in banche dati sempre più gigantesche. Ma questo mondo è troppo spesso governato da una cultura assai simile a quella degli antichi archivi, protetti dalle loro stesse caratteristiche fisiche - carta, schede, dischi - che rendevano difficile l'accesso e la circolazione delle informazioni raccolte. E invece le informazioni sono divenute sempre più facilmente reperibili, alla portata di molti, accessibili a distanza, agevoli da divulgare.
Questa nuova dimensione della documentalità, sulla quale insiste Maurizio Ferraris, non è stata colta, soprattutto nei suoi effetti politici e sociali. Una sorta di delirio di onnipotenza dei gestori delle banche dati ha impedito di rendersi conto che crescevano, insieme, trasparenza e vulnerabilità. Ma soprattutto non si è avvertito che lì si stava depositando un nuovo sapere sociale, della cui importanza e utilizzabilità si rendevano conto più i cittadini che i detentori delle informazioni.
Questo solo fatto redistribuiva potere, ed era evidente che una così inedita opportunità prima o poi sarebbe stata colta. Bastava prestare l'orecchio al rumore sociale presente in rete, dove si sono moltiplicati i siti che rendono pubbliche anche informazioni riservate, la cui fonte è molto spesso costituita da persone ben inserite nei luoghi ai quali le informazioni si riferiscono. Considerata la sterminata dimensione del mondo in cui questi fenomeni si manifestano, coincidente con l'intero pianeta, e la moltitudine di persone che lo abitano, v'era solo da attendere il momento in cui si sarebbe passati da una scala abbastanza ridotta ad una globale. Quel momento è venuto.
Stiamo davvero vivendo un cambio di paradigma. E gli effetti indesiderati non si affrontano con gli esorcismi o con l'eterna riduzione di problemi sociali e politici ad affare d'ordine pubblico. L'"emergenza" WikiLeaks farà sicuramente aumentare la sicurezza fisica e logica delle banche dati, si intensificherà la caccia agli Assange di turno. Ma un nuovo mondo è lì, e non può essere rimosso. Sembra che siano già centomila le persone che fanno affluire nuovi documenti a WikiLeaks. E questo vuol dire che il modello è destinato a diffondersi, a divenire un elemento stabile nel panorama sociale. Le strategie politiche e istituzionali, allora, devono essere diverse, irriducibili alla logica della semplice repressione, svincolate dall'illusione di restaurare gli arcana imperii. Come si dice? Nulla sarà come prima.
È bene che sia così. Commentando la diffusione di documenti sulla guerra in Iraq da parte di WikiLeaks, Antonio Cassese ne ha sottolineato il valore etico, perché faceva conoscere l'inammissibile ricorso alla tortura, con la sua negazione dell'umano prima ancora della violazione dei principi minimi della democrazia. Davvero questo tipo di documentazione "alle genti svela/ di che lagrime grondi e di che sangue" la politica di potenza. Possiamo rinunciare a una così importante trasparenza, o dobbiamo considerare benvenute le tecnologie che la permettono?
Ma, al di là della tutela del segreto, si è giustamente osservato che vi sono rivelazioni che, pur benemerite nel loro contenuto generale, possono includere dettagli tali da mettere a rischio diritti fondamentali o la vita stessa delle persone. Qui si coglie un aspetto importante di questa vicenda, con una significativa congiunzione tra vecchio e nuovo mondo della comunicazione. WikiLeaks ha affidato selezione e diffusione delle informazioni a cinque grandi giornali, i cui giornalisti si sono impegnati proprio nel compito di evitare che la pubblicazione dei documenti mettesse a rischio vite umane o fonti giornalistiche, né rivelasse materiali tali da compromettere operazioni militari in corso. La vecchia stampa, data per morta, mette la sua autorevolezza al servizio del nuovo Internet. Pure le rivoluzioni, lo sappiamo, hanno bisogno di una certa continuità. E questa funzione della stampa di "certificare l'attendibilità" può diventare ancora più importante quando si tratta di informazioni e documenti di cui sia dubbia l'origine o la veridicità dei contenuti.
WikiLeaks, dunque, si muove su diversi piani, adotta "strategie da bracconiere", già ben note, sfruttando i vantaggi delle diverse legislazioni nazionali. Anche qui cogliamo una tendenza più generale, che precede e va oltre questa specifica vicenda. La Svezia non è solo il paese che chiede l'arresto di Assange per stupro, ma il luogo dove una lunghissima tradizione di trasparenza garantisce un'assoluta riservatezza sulle fonti. L'Islanda ha appena approvato una legge che legittima la pubblicazione anche di documenti segreti; il governo tedesco ha preso una iniziativa nella stessa direzione, come aveva già fatto la Corte di Strasburgo e come sta avvenendo in molti paesi.
È bene essere consapevoli che WikiLeaks enfatizza e rende più evidente una linea istituzionale che si diffonde e si consolida, che mette al centro il diritto di sapere come opportunità offerta a una democrazia sempre più catturata da altri meccanismi. Gli Stati più consapevoli mostrano di sapere che non ci si può arroccare nel segreto. Sta cambiando l'intero ambiente istituzionale. Solo se si parte da questa constatazione si può poi affrontare il tema dei possibili bilanciamenti tra trasparenza e riserbo. Il Premio Nobel Liu Xiaobao ha detto che "Internet è un dono di Dio alla Cina". Solo a questa?
Parchi fotovoltaici sopra le teste degli automobilisti tedeschi in autostrada... Noi paghiamo ancora il pedaggio dopo 40 anni dalla costruzione delle autostrade mentre gli altri pongono le basi per il futuro..
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Prigionieri di un modello di trasporto ormai non difendibile. L’Italia ha bisogno di spostare quote importanti di traffico dalla gomma al ferro: serve ad aumentare la sicurezza sulle strade (molto più determinante per la sopravvivenza individuale del concetto di sicurezza nell’agenda della politica), a diminuire le emissioni serra, a difendere ciò che resta del paesaggio, a guadagnare tempo, a dare prestigio al paese dimostrando che esiste un’intelligenza collettiva oltre a quella individuale, l’unica che ci viene riconosciuta. Purtroppo finora la cura del ferro è stata sconfitta
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Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell'energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. "In che modo? Iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti".
Cosa ne pensa? "Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".
Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c'è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia? "Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell'Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".
La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro? "Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l'estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".
lunedì, ottobre 26, 2009
Nella Classifica Finale del Rapporto che Legambiente stila ogni anno (http://www.legambiente.eu/)definendo la Qualità ambientale dei Comuni italiani, questo è l'andamento del Comune di Modena
° 2008 - 29° posto - prestazione 56,27 % (media nazionale 50,55%) ° 2009 - 42° posto - prestazione 54,87 % (media nazionale 51,96%) ° 2010 - 44° posto - prestazione 51,76 % (media nazionale 49,08%)
inefficienti modelli organizzativi per la raccolta differenziata
mobilità preistorica (scarso uso dei mezzi pubblici, isole pedonali e ZTL rimpiccioliti, smog-rumori-stress-tempo perso)
bassa integrazione delle fonti rinnovabili
inadeguata gestione del settore delle costruzioni, ancora lontano dall'essere un grande cantiere di innovazione attraverso coraggiosi regolamenti edilizi comunali
scarso recupero e riutilizzo delle acque meteoriche e grigie per usi di ogni tipo
C'è chi vede nella conquista di posizioni nella Classifica Finale dei prossimi anni un buon parametro per definire la buona o la cattiva gestione di un'amminstrazione
Dieci principi da seguire, capovolgendo i luoghi comuni dell'ambientalismo tradizionale.
"Adottare uno stile di vita meno distruttivo per il pianeta andando in cerca di alimenti cari e prodotti per la casa che costano il doppio è semplicemente il più clamoroso degli autogol".
Venture capitalists di San Francisco con le ville coperte di pannelli solari e l'auto elettrica da 200.000 dollari in garage. Gli abitanti dell'Upper West a Manhattan che affollano Whole Foods, il supermercato tutto-bio che sembra una gioielleria. E i due terzi degli americani associano i prodotti "verdi" con un prezzo irraggiungibile per il loro potere d'acquisto.
Ma usare i ventilatori invece dell'aria condizionata riscaldarci meno d'inverno, a costo di indossare il maglione in casa lavare le finestre con il semplice alcol chiudere il rubinetto dopo aver inumidito lo spazzolino o la lametta da barba, anziché lasciar scorrere l'acqua non sono snobismo ma razionalità con un'attenzione rigorosa ai costi.
Dobbiamo sempre spegnere la luce quando usciamo da una stanza? Sbagliato, se abbiamo installato le nuove lampadine compatte fluorescenti: accendendo e spegnendole troppo spesso la loro vita si accorcia. E non è vero che costino più care, sulla bolletta elettrica pesano il 25% delle lampadine tradizionale.
Al supermercato è giusto fare la spesa orientandosi sulle "etichette verdi"? Spesso è sbagliato, per gli scarsi controlli su quei certificati.
Installare pannelli solari? Prima fate isolare l'abitazione per evitare le fughe di calore, è molto più efficace.
Comprare prodotti biodegradabili per ridurre l'accumulo nelle discariche? Quasi sempre è inutile, i prodotti che si proclamano tali non si decompongono abbastanza rapidamente. Molto meglio ridurre gli sprechi, per dare un contributo immediato all'emergenza rifiuti.
Vale la pena spendere dal 20% al 40% in più comprando dall'agricoltura biologica, perché sono più sani e più nutrienti? Il sovrapprezzo è giustificato in alcuni prodotti come pesche, mele, mandarini, lattuga, uva. Non vale la pena invece per quella frutta e verdura che anche nell'agricoltura tradizionale ha una bassa intensità di sostanze chimiche inquinanti: dal cavolo al pomodoro.
Comprare dall'agricoltura locale per ridurre le emissioni di CO2? In realtà il trasporto contribuisce all'11% delle emissioni carboniche dell'agricoltura, il resto è legato ai metodi di produzione. Molto meglio, sia per la salute che per il portafoglio, ridurre il consumo di carne rossa perché l'allevamento di bovini è ad alta intensità di consumo energetico.
I nuovi comandamenti hanno un principio in comune. Ridimensionare anche di poco i nostri consumi, ha un impatto sull'ambiente molto più benefico che la rincorsa alle mode dei prodotti verdi.
E comprare un'auto ibrida? Il vero mezzo low cost, stando al portafoglio, è anche quello più conosciuto, cioè il trasporto pubblico. Ancor di più oggi che, a causa del caro-benzina, molti automobilisti lasciano le quattro ruote in garage. Efficienti o meno, i servizi cittadini di autobus e tram sono indubbiamente le soluzioni economicamente più vantaggiose per chi deve muoversi in città. Facendo un po' di conti, se si ritiene di viaggiare meno di 15mila chilometri in un anno, abitando vicino a una fermata dell'autobus, sicuramente è meglio correre a fare l'abbonamento annuale ai mezzi pubblici e dismettere la propria auto. In base alle tabelle dell'Aci, per una autovettura a benzina (da 1001 a 1500 cc) si può stimare, per difetto, un costo medio annuo di esercizio di circa 5mila euro, dove le voci di assicurazione e carburante fanno la parte da leone, a cui si sommano le spese di ammortamento, quelle del bollo e i costi generali di manutenzione. Garage e parcheggi esclusi. Cifre, in pratica, per niente paragonabili alle tariffe del trasporto pubblico locale. Gli abbonamenti annuali si attestano tra i 230 (Bologna e Roma) e i 400 euro (300 a Milano, con integrazioni per l'hinterland, e 459 a Palermo). A questa spesa di base, inoltre, è possibile aggiungere anche anche qualche piccolo lusso: 50 corse in taxi (una a settimana), di 15 minuti ognuna, costano circa 600 euro; l'autonoleggio per qualche week-end (per uscire fuori città, magari nei giorni in cui costa meno) ha un costo annuo complessivo tra gli 800 e i mille euro. Totale: poco più di 2mila euro, meno della metà di quanto avreste speso con l'auto. Munirsi della tessera annuale per il trasporto cittadino è fondamentale, altrimenti si rischia di spendere molto di più: ad esempio nel capoluogo emiliano comprando tutti i giorni, escluso il week-end, il ticket giornaliero (1 euro) per andare e tornare dall'ufficio si spendono circa 200 euro in più; con quello mensile (32 euro) 150 euro in più. Lo stesso a Roma (dove il mensile costa 30 euro) e a Milano (30 euro al mese).
L'Alto Adige che ha annunciato oggi ai Colloqui di Dobbiaco (http://www.toblacher-gespraeche.it/read.php?id=1)che la Provincia intende eliminare l'utilizzo di fonti fossili: "Il nostro piano è quello di raggiungere il 75% nel 2013 e il 100% entro il 2020". Il consumo energetico in Provincia di Bolzano è costituito per il 29% da elettricità, integralmente coperta dalla produzione idroelettrica (930 centrali in tutto) e per il 71% da domanda termica coperta ad oggi per il 27% con le rinnovabili e il 44% dalle fonti fossili che l'Alto Adige sostituirà integralmente entro il 2013. "Non si tratta di un obiettivo ambizioso ma assolutamente realistico che la Provincia intende perseguire con l'utilizzo delle biomasse (legname da coltivazioni forestali), dell'eolico, del solare e dell'idrogeno: il 15% arriva da legname delle foreste locali e il resto dagli scarti delle segherie. Gli altri asset sui quali puntiamo sono il biogas e il fotovoltaico termico". Oggi il 50% di tutti i collettori solari in Italia è in Alto Adige per 195000 mq, pari a 40 mq ogni cento abitanti. La Provincia sta siglando un accordo con la Lega dei coltivatori per installare tetti fotovoltaici su tutti i masi dell'Alto Adige. La logica che ispira l'azione in tutto il territorio provinciale è quello che i cittadini producono la loro energia, si abituano anche ad amministrarla e distribuirla. Il caso più emblematico è quello di Dobbiaco dove la centrale a biomasse è di proprietà di una cooperativa costituita dalle 700 famiglie e imprese del comune: tutti sono collegati alla centrale che produce 600000 euro di utili l'anno e l'obiettivo della cooperativa è di acquistare la centrale idroelettrica oggi nelle mani di privati. Nella Provincia operano anche 291 piccoli impianti geotermici e 7 siti che hanno passato la valutazione ambientale strategica dove saranno installate 5000 sonde in grado di intercettare il calore del suolo (http://www.biomasseverband.it/cms/website.php?id=/it/index.htm). Nel migliore dei mondi ambientalmente possibili del nostro Belpaese non manca, infine, un piano specifico per l'idrogeno: è stata posata la prima pietra per l'impianto che a Bolzano produrrà il nuovo combustibile utilizzando energia elettrica idroelettrica mentre a Rovereto sarà utilizzato il fotovoltaico e sul valico l'eolico grazie ad un progetto con Tirolo austriaco e Baviera che prevede che distributori di idrogeno in tutte le aree di servizio del tratto dell'autostrada del Brennero da Verona a Monaco.
È una delle prime highway federali; fu aperta l'11 novembre 1926. A tutti è nota come Route 66: la migrazione verso Ovest, vide molte famiglie rurali, principalmente dall'Oklahoma, Kansas e Texas, prendere la strada per cercare nuove opportunità
E' la strada simbolo degli Americani.
E' l'incarnazione del viaggio, della libertà, dell'assenza di confini.
Insomma, è The Road.
E diventa ecologica.
Grazie al progetto Green Roadway.
L'idea brevettata da Gene Fein ed Ed Merritt è semplice e geniale: creare un sistema di generazione di energia elettrica sulle autostrade, grazie alla realizzazione di impianti fotovoltaici, eolici, geotermici e di stazioni di ricarica per veicoli elettrici, collegati tra loro da una smart grid che alimenta le utenze presenti lungo l'autostrada.
"...Sulla porta di ogni Gruppo d’Acquisto andrebbe scritto «Per modificare a fondo l’economia in senso egualitario, non basta parlare di stili di vita, bisogna parlare di modelli di società». Dopo avere insistito per anni sul consumo critico e sugli stili di vita come nuovi spazi di impegno, sento che questa proposta può trasformarsi in un’involuzione se viene vissuta come il nostro unico spazio di impegno. Ho sempre concepito le azioni attraverso il consumo come una leva di impegno politico ma perché solo utilizzando tutti gli spazi di potere che abbiamo a nostra disposizione possiamo sperare di promuovere il cambiamento. Invece ho l’amara sensazione che molti stiano vivendo le iniziative attraverso il consumo come una sostituzione, una sorta di riflusso nel privato: avendo capito che il sistema è duro a cambiare, ci rifugiamo nelle piccole iniziative individuali e di gruppo, che almeno ci danno la sensazione di avere raggiunto qualcosa di concreto. Aspirazione legittima, ma che va vista per quello che è: una tentazione per trovare l’illusione della pace interiore. Coerenza personale, esperienze alternative, partecipazione istituzionale in ambito locale ma anche pensiero in grande: questi sono, a mio avviso, gli spazi che dobbiamo occupare contemporaneamente se vogliamo giocare un ruolo di cambiamento reale. Fra tutti, quello che sento abbandonato di più è l’ultimo, il pensiero in grande, la capacità di delineare un orizzonte alternativo, una nuova terra promessa verso la quale incamminarci. Navighiamo a vista, come tutti gli altri protagonisti della scena politica, senza un progetto se non parole; decrescita, sostenibilità, «buen vivir». Parole belle, che esprimono valori importanti, ma che non si trasformano in azione politica perché non delineano un quadro alternativo di riferimento, non esprimono il famoso modello sociale. Prendiamo atto della realtà: siamo pochi, sempre gli stessi, se andiamo avanti di questo passo ci spegneremo per consunzione. Mi chiedo perché, e una parte della risposta sta nella violenza del sistema, che ci impone una precarietà crescente, forme di assunzione che dividono, invasione televisiva, concentrazione mediatica, impoverimento scolastico. Tutto questo sta modifi cando il nostro essere, sta scalzando il senso dei diritti, della solidarietà collettiva, dell’equità, del rispetto, per fare posto ai concetti mercantili di tipo individualista: arrivismo, successo, ricchezza. Ma mi dico che parte della responsabilità è anche nostra: di fronte ai gravi problemi sociali e ambientali che stiamo vivendo, partoriamo solo piccole iniziative individuali e di gruppo, non siamo assolutamente capaci di indicare una strada di trasformazione di massa. Questo è il terreno che dobbiamo recuperare. Mentre continuiamo a fare tutto il resto che già facciamo, dobbiamo trovare il tempo e le energie per occuparci anche della progettazione dell’alternativa, altrimenti non diventeremo mai credibili. La gente vuole sapere come potrà vivere pur smantellando l’industria dell’automobile, come potrà avere una buona sanità, una buona istruzione, in una parola una buona economia pubblica, pur raffreddando l’economia, come si coniuga una buona vita con risorse limitate. Dobbiamo tornare a riflettere, a progettare l’alternativa, e dobbiamo farlo in una maniera partecipata, guai alle soluzioni di vertice....." (di Francesco Gesualdi da Carta n. 24 - 3 luglio 2009) ____________________________________________________
Monteveglio, cinquemila anime in provincia di Bologna, è la prima città italiana di transizione. I suoi abitanti si stanno facendo contagiare da un gruppo di ecosognatori che hanno aderito a "Transition town", movimento nato in Irlanda nel 2005 e definito dal Guardian "un esperimento sociale su vasta scala". Oggi in Europa, Giappone, Usa, Canada, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda vivono persone che perseguono lo stesso obiettivo: convertire i centri abitati a un'esistenza ecologica che possa fare a meno del petrolio e dei suoi derivati. Tengono il conto dei barili di greggio estratti, sono certi che la decrescita economica ed energetica sia inevitabile, ma la vedono come un'opportunità. Non alzano la voce e non organizzano azioni dimostrative. Svuotano il mare con un secchiello.
A Monteveglio si praticano quei piccoli accorgimenti che possono migliorare la qualità della vita rispettando l'ambiente: orti in condivisione tra chi ha la terra e chi solo un terrazzo, patate in sacchi di juta per chi non ha spazio, giardini archeologici per specie ormai dimenticate. Chi non ha tempo o voglia di zappare sceglie l'agricoltura sinergica, suda all'inizio e poi guarda crescere, quasi da solo, il suo "orto pigro".
In pochi ancora sanno che è italiana l'azienda leader nel mondo nella "nuova chimica", quella delle bioraffinerie nelle quali dall'agricoltura si realizza la "nuova plastica" biodegradabile; o che sono alla testa dell'innovazione mondiale le aziende italiane che producono sistemi intelligenti per la gestione dell'illuminazione stradale, e che una di esse, che ha sede a Cattolica, ha vinto l'appalto per 130mila punti luce in Arabia Saudita
sabato, giugno 06, 2009
I comuni autoprodurranno energia grazie al fotovoltaico e potranno così risparmiare fino al 5-10% dei costi che hanno in bilancio. Verrà infatti consentito ai Comuni con più di 20.000 abitanti di produrre autonomamente energia dal fotovoltaico con potenza fino a 200 kW.
“L’emendamento farà si che i comuni potranno risparmiare fino al 5-10% dei costi che hanno in bilancio. Praticamente il conto energia che il governo eroga su ogni kilowattora prodotto serve a pagare l’impianto, mentre tutta l’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici sarà ad uso gratuito dei comuni e il suo utilizzo riguarderà tutto il territorio comunale, rispetto a prima dove l’energia doveva essere prodotta e consumata sullo stesso luogo. Meno anidride carbonica e grande contributo dal punto di vista economico per i sindaci che dovranno solo progettare e realizzare finalmente energia pulita nel proprio comune”.
ci sono anche buone notizie sotto il cielo e che cielo... http://paroleverdi.blogosfere.it/