mercoledì, luglio 25, 2012

BRUCIARE LA CASA PER VENDERNE LA CENERE


Mentre le nostre Ferrovie dello Stato sbarcavano in Germania, acquisendo il 5% della società che gestisce le linee dei pendolari tedeschi, i pendolari italiani ed il trasporto ferroviario vivono anni angoscianti. Sono 2 milioni e 700 mila in Italia i viaggiatori che ogni giorno prendono il treno per motivi di lavoro o di studio e negli ultimi due anni sono aumentati dell'11,5%, circa 300 mila persone in più. Ma, in base al Rapporto Pendolari  la riduzione delle risorse disponibili e quindi il taglio dei collegamenti si è abbattuto comunque sul trasporto nazionale su rotaia.


Sono stati eliminati 154 treni a lunga percorrenza su 600, perché risultanti in perdita. 800 milioni di euro in meno rispetto al 2010 sulle linee pendolari , vale a dire il 45% delle risorse che garantivano un servizio già spesso carente, con treni perennemente in ritardo, scomodi e sporchi. Un taglio drastico a danno di quei cittadini - operai, impiegati, studenti - che abitano nelle periferie urbane e utilizzano quotidianamente il mezzo di trasporto più sostenibile: da qui nascono solo aumento del traffico privato e dell'inquinamento. Del resto vivendo in città sempre più inquinate, con il trasporto su gomma responsabile di oltre il 20% delle emissioni di CO2 sul nostro territorio si abbatte una catastrofe in crescita costante. All'origine di questa situazione, ci sono le manovre economiche che hanno cancellato i trasferimenti alle Regioni per il fondo del servizio ferroviario locale pari a 1.215 milioni di euro: la tendenza generale continua a essere quella di privilegiare la strada a danno della rotaia. 


La lezione appresa tuttavia dal caso della Grecia è assolutamente chiara: quando un’economia è in caduta libera, tagliare la spesa e aumentare le tasse porta a livelli di indebitamento di gran lunga maggiori, non inferiori. 


Ecco cosa indica come indispensabile stabilire come si vuole crescere, in quali direzioni. Ecco a cosa serve un "piano strategico per la mobilità sostenibile". Che, tradotto, significa un piano basato su una rete di trasporti pubblici integrato tra rotaia, gomma, piste ciclabili e percorsi pedonali

domenica, luglio 22, 2012

LA VITA AL TEMPO DEL PARK


Strada romana. Lazzaretto. Convento. Piazza d'Armi. Ippodromo. 
Raccontarla alle pietre dell'ex area Novi Sad? Queste hanno visto anche Buffalo Bill. "Erano" tante cose. Un amico riporta voci che "a causa di un intervento tanto devastante" non potranno mai più essere qualcos'altro. E il mio spirito libero, il mio "Into the Wild", vacilla e teme.  Le pietre, quelle vere - true original stones - della Strada Romana che apriva sull'orizzonte della Bassa e delle rive del Po, sono comunque di nuovo lì, circondate dall'opera più ambiziosa e discussa che i Modenesi, affacciati sul loro cortiletto di via Emilia, abbiano visto realizzare negli ultimi decenni. L'ambizione è per sua natura labile, incerta. Il grano invece, necessario alla sua costruzione e previsto all'incasso per i prossimi decenni, molto più concreto.  Del resto, chi ne ha voglia di buttarsi in spalla un mutuo? E per pagare cosa? a Modena  c'è chi ragiona in questi termini: parcheggeremo per i prossimi 41 anni per pagare chi quel progetto lo ha finanziato, non senza interessi. Modena ne guadagnerà? Certamente è tardi per porsi troppi dubbi dal momento che ieri è stato tagliato il nastro. Non è tardi invece per far sì che tutti i benefici possibili ci vengano riconosciuti.

Ad esempio, abbiamo un meraviglioso piano strategico locale per la mobilità sostenibile“? 

martedì, luglio 10, 2012

AUTODROMO DI MODENA: DAVVERO QUALCUNO LO USA ?!!!?


All’autodromo di Modena si è tenuto il Trofeo Energica, la prima esibizione di moto elettriche da corsa e per una giornata la città emiliana si è trasformata nella capitale della Green MotorValley sfidando il futuro, non più molto lontano, dei veicoli elettrici a due e quattro ruote.

Il Trofeo Energica è la prima gara di moto elettriche da corsa, svoltosi il 21 giugno scorso all’autodromo di Modena. L’evento è stato all’insegna della mobilità sostenibile: dalle prove degli scooter elettrici nell’area allestita davanti all’autodromo, alla prova delle biciclette elettriche fino ai test-drive in circuito della prima auto elettrica d’Europa, la Opel Ampera, per assistere infine alla prima esibizione di moto elettriche da corsa mai svolta prima in Italia.
La manifestazione è stata anche un momento di studio e di confronto sulle tematiche legate alla green economy con il convegno di Lapam-Confartigianato dedicato alle energie rinnovabili dal titolo Risparmio energetico tecnologie a confronto in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena.

lunedì, gennaio 17, 2011

VOI CHE AVEVATE VOCI POTENTI


.....Il problema italiano è che in questo Paese ci sono legioni di giornalisti e opinionisti pagati per parlare solo di Ruby dalla mattina alla sera. Lo fanno sostanzialmente perchè in questo modo i loro editori vendono più copie e si assicurano più visitatori in Rete, e quindi più pubblicità. Questo sta diventando in maniera sempre più rilevante il business model (soprattutto sul web) dei grandi attori dell’informazione italiana, gli stessi da cui, De Benedetti docet, dobbiamo sorbirci lezioni contro la malvagità di Google, l’inaffidabilità di Wikipedia o i pericoli di Internet. Anche loro stanno contribuendo ad abbassare il livello della nostra discussione pubblica, e quindi della nostra democrazia, presente e forse anche futura. .....
Ora, non è che del caso Ruby si debba tacere, visto anche il calibro dei personaggi coinvolti. L’Italia però è un insieme più grande e più vasto del caso Ruby. Non è possibile che per leggere qualche analisi sensata sulle prospettive economiche del nostro Paese (quelle che contano davvero) si debba ogni volta ricorrere agli editoriali del Financial Times, incensandoli in maniera miracolistica. O che per scoprire le tante eccellenze dell’economia e della società italiana si debba ricorrere al libro (pur importante) dell’ex direttore dell’Economist. Ma davvero siamo arrivati a questo livello di imbecillità? Davvero siamo diventati tutti muti sull’Italia da non riuscire più a parlare di altro con cognizione e ad imporre questo “altro” all’attenzione pubblica? .....
Forse la risposta a tutto questo sta in un’altra domanda. E se occupare il dibattito pubblico di Ruby convenisse a tanti, e non solo ai grandi gruppi editoriali? ....... Se non si parla anche delle cose che funzionano, quelle che non funzionano rimarranno sempre tali e quali. Ovviamente dobbiamo parlare anche delle cose che non funzionano per farle funzionare meglio, come fa Report, come fa il libro di Abravanel, come fanno tanti altri..... Questa è la vera battaglia culturale da combattere in maniera trasversale. Dobbiamo incazzarci tutti con intelligenza, anche perché il declino economico di questo paese non lo pagheranno le classi dirigenti, i figli delle classi dirigenti o i nipoti delle classi dirigenti, dato che i livelli di ricchezza e relazioni di cui possono disporre li garantiranno per i prossimi due secoli. Li pagheranno gli italiani normali, i figli degli italiani normali e i nipoti degli italiani normali.
MORIS GASPARRI

sabato, gennaio 15, 2011

Sono i 2325 gli operai di Mirafiori che hanno detto no a Marchionne.Eroi moderni, a cui chiunque dovrebbe rendere omaggio quando passano per la strada, fermandosi e togliendosi il cappello. Hanno votato NO sapendo che “vincendo” avrebbero perso: lo stipendio, il lavoro, lo scivolo per la pensione. Hanno scelto le loro idee non cedendo al ricatto brutale che gli è stato posto di fronte. Altri 2315 operai sono stati costretti a votare SI, con la morte nel cuore: non vanno affatto disprezzati o scherniti. A far “vincere” Marchionne e il suo capitalismo arcaico e violento non sono stati gli operai, sono stati i420 dirigenti e impiegati che non rischiavano nulla. Tanto in catena ci vanno gli altri…
RADIO CITTA' DEL CAPO
CINQUE volte la cifra del 2004, il doppio del 2006 e un +30% rispetto al 2009. Con un totale di 243 miliardi di dollari investiti nel 2010, la corsa mondiale all'energia rinnovabile sembra non conoscere ostacoli. A certificare il nuovo record toccato nel corso dell'anno appena chiuso è l'ultimo rapporto1 di Bloomberg New Energy Finance. "Si tratta di un risultato spettacolare - si entusiasma il direttore generale dell'agenzia Michael Liebreich - il precedente record di investimenti è stato battuto con un netto margine di 50 miliardi di dollari". "Un dato - prosegue - che va a sbattere dritto in faccia allo scetticismo sul settore dell'energia pulita" e alle tante difficoltà dell'anno passato: dai "dubbi sulla sostenibilità degli incentivi europei, al fallimento dell'amministrazione Obama a legiferare in materia, fino alle crescenti e infondate perplessità sulla gravità dei cambiamenti climatici".

Il rapporto di Bloomberg entra anche nel dettaglio geografico del flusso del denaro e delle sue destinazioni settoriali. "A trainare i nuovi investimenti - si legge - sono state la crescita delle attività in Cina e i settori europei dell'eolico offshore e del piccolo fotovoltaico". Il dato più soprendente e carico di ripercussioni sulle tendenze di lungo termine è proprio quest'ultimo. Bloomberg rileva infatti come gli investimenti in centrali di piccole dimensioni per la produzione distribuita di energia sono cresciuti del 91% in un anno, toccando quota 59,6 miliardi di dollari. "A dominare questo settore - precisa il rapporto - sono state in particolare le installazioni di pannelli fotovoltaici sui tetti e altri impianti di piccola taglia soprattutto in Germania, ma anche negli Stati Uniti, nella Repubblica Ceca e in Italia".

Una tendenza che è quanto di più lontano possa esistere dal gigantismo delle maxi centrali, in particolare nucleari, e che sembra dare credito al sogno di chi, come lo scomparso Hermann Scheer 2, lega lo sviluppo delle rinnovabili a quello della democrazia attraverso l'abbattimento dei monopoli energetici. "Stiamo osservando con particolare entusiasmo quanto sta accadendo alla generazione distribuita - dice ancora Liebreich - la sua crescita straordinaria lo scorso anno ci ha sorpreso e dobbiamo capire cosa accadrà ora con la riduzione delle tariffe incentivanti per il solare in Germania".

Per quanto gli investimenti destinati ai piccoli impianti contino ormai per un sesto del totale, a fare la parte del leone sono ancora i grandi progetti messi in campo nell'eolico, in particolare in Cina (sulla terraferma) e in Europa (al largo del Mare del Nord). L'altro fattore che si impone all'attenzione del rapporto Bloomberg riguarda proprio l'Asia e soprattutto Pechino. Con 51,1 miliardi di dollari investiti nel 2010, un +30% rispetto al 2009, la Cina è ora la nazione regina nelle rinnovabili. Una spinta che ha trascinato con sé un intero continente. La cifra totale degli invetimenti in energia verde in Asia e Oceania ha superato infatti quello messo in campo dalle Americhe e si sta avvicinando sempre più alla leadership europea. Altra notizia molto positiva che emerge dallo studio è il record di investimenti destinati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, passati dai 15,8 miliardi di dollari del 2009 ai 21 dello scorso anno.

"Per anni - ricorda Liebreich - ci siamo ripetuti che per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica nel 2020 e poi iniziare a ridurle occorrono investimenti per 500 miliardi di dollari l'anno in energia pulita. Quello che ci dicono i nuovi dati - conclude - è che siamo a metà strada e si tratta di un'ottima notizia".



VALERIO GUALERZI

mercoledì, gennaio 12, 2011

EPPUR CI SONO!

A ormai un anno di distanza dalla chiusura della tensostruttura di via Regina Pacis, gli islamici dell'associazione El Huda - la più numerosa in città - si trovano a pregare per strada in balia delle intemperie. Per questo motivo sabato sfileranno per le strade del centro abitato - in particolare sulla Circonvallazione e in centro storico - chiedendo una soluzione dignitosa al loro problema. Una moschea per gli associati di El Huda: mentre i mille e più islamici che si riconoscono nell'associazione continuano a trovarsi in via Regina Pacis per pregare all'addiaccio, tra freddo e pioggia, nessuna iniziativa è attualmente in corso col Comune. Il dialogo si è congelato questa estate, quando dopo mesi di incontri improvvisamente si sono chiuse le trattative per la sede, senza una motivazione. Una decisione presa poco dopo la diffusione di un duro documento di Mauro Guandalini, segretario cittadino della Lega Nord, per ricordare che (in base ad accordi pre-elettorali) a Sassuolo non si sarebbe mai aperta una moschea, soprattutto con una giunta di centro-destra. Per tutti questi mesi, i dirigenti di El Huda hanno avuto qualche incontro con la giunta ma senza risultati. Per questo motivo sabato prossimo El Huda sfilerà nuovamente per le strade di Sassuolo, sia sulla Circovallazione che in centro. «Vogliamo sensibilizzare tutti i sassolesi sul nostro problema - spiega Farchak Icham, storico presidente di El Huda - perché crediamo che sia ora di trovare una soluzione al nostro problema». Il corteo si snoderà dalle 15 alle 17 lungo un percorso già autorizzato dalla Questura che partirà dalla Circonvallazione, passerà per via Mazzini, attraverserà piazza Garibaldi e sosterà davanti al municipio in via Fenuzzi per poi proseguire su altre strade minori. «Da parte della giunta non c'è più disponibilità verso di noi - spiega Farchak - solo porte chiuse». Intanto è quasi passato un anno dalla chiusura della tensostruttura temporanea di via Regina Pacis e i fedeli di El Huda pregano ancora lì, sul terreno nudo sotto le intemperie. Il sindaco Luca Caselli ripete che la disponibilità c'è sempre. «Anche se noi pensiamo - aggiunge - che El Huda debba aprire la sua moschea in un altro Comune, visto che la maggioranza degli associati sono residenti fuori Sassuolo». «Non è vero - replica Farchuk - nell'anagrafe di Sassuolo sono registrati più di 5mila nordafricani. Noi siamo 1-1.500. Possibile che veniamo tutti da fuori Sassuolo?» Nel frattempo, El Huda continua a lavorare sul suo vecchio progetto di un luogo di preghiera sempre in via Regina Pacis ma sul terreno comperato da Hera: «Il progetto va avanti; ci sta lavorando il nostro geometra - conclude Farchak - ora si tratta di avere i pareri dell'Ufficio Tecnico». 12 gennaio 2011
GREGORI - Gazzetta di Modena