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mercoledì, aprile 14, 2010

Detesto quelli che sanno individuare sempre nuovi problemi. Mi piacciono le soluzioni.


La fabbrica dove non esiste l'orario di lavoro è un rettangolo bianco che compare in fondo a una strada bianca. Si chiama Zf, è un'azienda metalmeccanica, con gli operai in pantaloni blu e maglietta bianca con il logo aziendale che armeggiano in mezzo a un frastuono infernale.

Si trova a Caselle di Selvazzano, alle porte di Padova, è il terminale italiano di una multinazionale tedesca e produce soprattutto ingranaggi per motori marini. Solo che gli operai, 200 su 360 dipendenti, non ci vanno tutti dalle 8 alle 17: la produzione è continua, ma l'orario di ognuno è a sua scelta. L'hanno chiamato "orario a menù" ed è un miracolo che perfino il Politecnico di Milano ha studiato, la realizzazione concreta di un sogno che sembrava irrealizzabile: conciliare il tempo del lavoro con il tempo della vita.

Per non continuare ad affrontare i picchi di lavoro con lo straordinario, azienda e sindacati si sono messi a un tavolo e hanno inventato una soluzione che una ricerca europea indica come esempio da seguire: ogni due mesi i lavoratori compilano una richiesta con le loro preferenze sui tempi di lavoro mentre l'impresa presenta il piano sulle necessità produttive. Un software apposito incrocia le diverse esigenze. Quello che ne esce è l'orario di ognuno. Si può avere un "orario di carico", che significa lavorare di più. Ma si può scegliere anche quello di "scarico", per avere più tempo libero. Il bilancio delle ore si fa a fine anno, tenuto conto che in ogni settimana si dovrebbe lavorare 40 ore. Nella sala del consiglio di fabbrica, sotto un manifesto ormai ingiallito di Luciano Lama, Luca Bettio, delle Rsu, racconta: "Ci abbiamo guadagnato tutti. Abbiamo abolito lo straordinario, strumento in mano ai capetti, e l'abbiamo sostituito con un premio per la flessibilità. Così ognuno può bilanciare la sua vita familiare con quella della fabbrica, e in tempi di asili che chiudono e di anziani da accudire non è poco".

Così c'è chi, come Daniele Olivieri, 30 anni, addetto al montaggio, riesce a gestire un'associazione di volontariato, la Zattera Urbana, che si occupa di integrazione. E chi, come Daniele Agostini, al mattino può accudire i figli, mentre la moglie è al lavoro. Renzo Soranzo, occupato alle "isole di montaggio", racconta di un collega che nel tempo liberato si è laureato in ingegneria. E Gianluca Badoer spiega: "La fabbrica era una gabbia rigidissima, come nella Manchester dell'800, noi siamo riusciti a rompere quel meccanismo e a gestire la flessibilità in modo collettivo e con vantaggio reciproco". L'assenteismo è diminuito, aumentata la puntualità nella consegna, così come i margini di redditività. Marina Piazza, sociologa, sottolinea un altro aspetto virtuoso della rivoluzione Zf: per rendere possibile l'orario a menù, tutti hanno dovuto imparare a fare di tutto, aumentando la professionalità di ciascuno. "È la prova - dice - che non bisogna avere paura a cercare orizzonti più ampi, importante in un periodo in cui si deve immaginare una nuova mappa del welfare". Non è solo l'ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro a suggerire l'urgenza di immaginare un nuovo equilibrio tra vita e lavoro. Eurofound, l'agenzia della Ue per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, conclude nel suo rapporto del 2009 che la flessibilità è uno degli strumenti per rispondere meglio alla crisi. I Paesi più dinamici e competitivi sono quelli che sanno innovare. Iniziando dagli orari di lavoro.

venerdì, gennaio 15, 2010

UNA CITTA' FONDATA SUL LAVORO



Modena,9 Gennaio 1950

Io non c’ero per il semplice motivo che ero ancora nella pancia di mia madre.
Infatti sono nato sei mesi dopo, l’undici luglio.
Ma quello che successe quella mattina di gennaio influenzò non poco la mia vita.
Il mio stesso nome viene da lì. Io mi chiamo Arturo perché tra i sei operai uccisi dalla polizia davanti alle Fonderie c’era mio zio Arturo Malagoli,fratello di mia madre. Arturo aveva 21 anni,mia madre 23. Per molti anni della mia vita io non sono stato altro che “il figlio della Malagoli”.Anche perché la cosa non si è fermata lì,in conseguenza di quella tragedia famigliare,Togliatti e la Iotti decisero di adottare mia zia Marisa. Così fino a quando abitammo nella vecchia casa popolare di Via Como,sul mio letto non c’era la Madonna ma il quadro con il ritratto di mio zio,a cui aggiunsi la foto di Togliatti quando morì nel ’64.
Un evento della storia dei grandi che influenzò la mia vita di bambino. Infatti,avendo mio padre conservato i giornali dell’epoca,io ho avuto la possibilità di leggere le cronache del fatto e di scoprire che vi erano coinvolti,a diverso titolo, dei bambini. Una bimba di nove anni,ad esempio,sembra essere stata l’unica testimone oculare della morte di mio zio:”afferma di aver visto un milite che ha fatto lo sgambetto ad un operaio che scappava e,dopo averlo fatto cadere a terra,gli sparava un colpo di fucile dopo averlo gettato nel fosso. L’operaio aveva i capelli castani ricci.”Ma il bambino con cui mi identificavo di più era uno scolaro di terza elementare Ermanno Appiani,figlio di Angelo,uno dei caduti,fotografato mentre con la cartella a tracolla porta fiori sul luogo dove suo padre è stato ucciso dalla polizia.
Quando poi sono cresciuto ho scoperto che tra i giornalisti inviati a Modena dall’Unità non ci fu soltanto Renata Viganò,ma anche Gianni Rodari. La Viganò fece una intervista alla mia “nonna dei bobò”.
Rodari andò oltre la cronaca e scrisse la poesia “Il bambino di Modena”. Del resto quella modenese fu un’esperienza importante per il poeta,di cui nel 2010 ricorderemo il 30°della morte,perché sposò una modenese e in una casa di contadini non molto lontana da quella di mia nonna scrisse poi “Le avventure di Cipollino”.
Riflettendo penso di aver capito perché mi è sempre piaciuto studiare e poi insegnare storia. Tuttavia non ho mai insegnato ai miei ragazzi gli avvenimenti del 9 gennaio 1950,perché mi sento troppo coinvolto emotivamente. Una sola volta mi é scappato detto:”Un mio zio è stato ucciso dalla polizia”.”Perché era un ladro?”mi hanno chiesto.”No mio zio non era un ladro.” Mio zio era un lavoratore che lottava per ottenere il diritto al lavoro per tutti come dice l’articolo 1 della Costituzione
Per questo sono stato molto felice di apprendere che quest’anno il Comune ha pensato un percorso con un seminario di formazione per gli insegnanti e un bando di concorso rivolto alle superiori per “Raccontare le Fonderie sessant’anni dopo” .
La presentazione dei Progetti delle classi e la consegna dei premi sarà fatta sabato 9 presso la sede dell’Istituto Storico in via C.Menotti 137,la stessa strada in cui si svolsero gli avvenimenti quella tragica mattina di sessant’anni fa.
Buon lavoro a tutti,perché,come perfino i bambini sanno,l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Arturo Ghinelli

venerdì, dicembre 04, 2009

PAY IBRAHIM HIS MONEY DOWN!


Reclamava lo stipendio che da tre mesi non gli era stato versato. Per questo è stato ucciso dal datore di lavoro con nove coltellate. Questa la storia di Ibrahim M'bodi, operaio 35enne in un cantiere edile, senegalese trapiantato a Zumaglia, nel Biellese, fratello di Adam M'Bodi segretario dei metalmeccanici della Cgil di Biella. Il suo cadavere è stato ritrovato pero' ieri da due agricoltori in un canale di scolo ai margini di una risaia, ma l'assassinio è di tre giorni fa e il datore di lavoro, Franco D'Onofrio, ha confessato ai carabinieri dopo un lungo interrogatorio.

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Sono state 20mila le assunzioni in meno nel 2009 contro gli 11mila nuovi contratti del 2008. Di queste oltre 6mila a Bologna e poco meno di 4500 a Modena. Un altro dato che spiega la situazione del mondo del lavoro emiliano romagnolo riguarda i contratti: ogni 10 assunti solo tre sono a tempo indeterminato, per gli altri sette si spalancano le porte del precariato.

Lo dice il rapporto sul lavoro in Emilia Romagna realizzato da Unioncamere assieme a OD&Consulting. Secondo l’indagine, nel 2009, le assunzioni a tempo indeterminate programmate sono il 29,5%, quindi meno di un terzo del totale. “In questa regione dobbiamo aprire il dibattito sui giovani: non dobbiamo demotivarli e far pagare loro il prezzo di una crisi che hanno causato gli altri” ha detto il presidente di Unioncamere Andrea Zanlari.

Il 2010 non sarà però un anno migliore, secondo Mario Vavassori che è il responsabile dello studio.

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Dire di volere rimettere al centro il Lavoro, dopo avere passato ANNI a sentire di quanto siano bravi e magnanimi e coraggiosi i piccoli imprenditori cui tutto è dovuto e per i quali sono state pensate le gabbie contrattuali (che mettono tutti con il portafoglio sempre vuoto e la vita sempre triste e faticata), non è cosa piccola. La vera svolta è nel considerare che il vero motore non è la piccola e media impresa ma il lavoratore che la fà andare avanti. Impoverire costantemente il ruolo di chi lavora ed esaltare quello di chi dovrebbe pagarlo non c'entra con la tragedia di Biella?!

giovedì, ottobre 22, 2009



Stati Uniti, occupazione ok. Effetto positivo sulle Borse. I mercati azionari hanno proseguito nelle ultime settimane il loro trend ascendente sostenuti dall'avvio scoppiettante della stagione delle trimestrali che negli Usa ha riservato evidenze sugli utili ben oltre le attese degli analisti.
Frena in effetti l'emorragia di occupati negli Stati Uniti, ma una mano decisiva la danno i lavoratori con in tasca un contratto a termine. La frenata dell'emorragia occupazionale si accompagna cioè all'aumento del numero dei lavoratori temporanei con un rialzo di 52mila unità a novembre, il più consistente da ottobre 2004

domenica, settembre 20, 2009

UNA TASSA DI GIUSTIZIA

I mercati azionari si sono messi alle spalle altre due settimane di lauti guadagni. Le Borse mondiali hanno aggiornato i massimi 2009 con Wall Street ed Europa che viaggiano oltre il 20% sopra i livelli di inizio anno.

Intanto in Italia il tasso di disoccupazione registra il dato peggiore dal secondo trimestre del 1994, risultato del protrarsi della caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, dell'accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e della nuova riduzione del numero degli occupati

Un'ideapiccola come la Tobin Tax, ossia una tassa che prevede di colpire (es. 0,5% del volume) tutte le transazioni sui mercati valutari, servirebbe per contrastare la speculazione nel breve termine stabilizzando i mercati e favorendo scelte di lungo periodo. Si tratta di una proposta sul tappeto dall'alba degli anni '70 e, benchè l'imprevedibile Sarko la indichi come fondo per rimpinguare le asfittiche casse dei governi che accusano i salvataggi all'industria e i pacchetti multimiliardari di stimolo all'economia, i nasi storti ed i "vediamo", "chissà", "magari dopo questa crisi, vedremo" si sprecano (una nazione che agisse da sola troverebbe molto difficile implementarla)

...diciamo solo che è una tassa di giustizia

lunedì, agosto 31, 2009

Ideapiccola


Il 13 giugno 1998 in Francia viene approvata la cosiddetta "legge Aubry", la quale disciplina l'introduzione in Francia, a partire dal 1° gennaio 2000, di un orario settimanale legale di lavoro di 35 ore. Questo provvedimento segna una tappa fondamentale nel processo di riduzione dell'orario di lavoro a livello europeo. Essa, infatti, non conferisce solo nuovi stimoli al dibattito riguardante la riduzione della settimana lavorativa come strategia per aumentare l'occupazione e per combattere la disoccupazione, ma ha un notevole peso nel rilanciare anche in Europa l'ipotesi di un'analoga misura normativa.

Deve essere per forza il caso di una recessione globale (s)travolgente a ricordare che sul tavolo ci sono carte che nessuno vuole mai giocarsi?

E di lavorare meno oltre che di farlo tutti?

venerdì, maggio 15, 2009

COSA CONTRO LA PRECARIETA'?



La disoccupazione è calata negli ultimi dieci anni, ma gli italiani sono insoddisfatti: i loro salari sono più bassi della media europea ed è sempre più difficile entrare nel mercato del lavoro dalla porta principale. Soltanto uno su dieci riesce a trasformare il contratto a tempo definito in un'assunzione a tempo indeterminato. Se poi perdi il lavoro e non appartieni a una grande impresa nessuno ti aiuta. E allora, cosa fare contro la precarietà? I rimedi ci sono: contratto unico senza scadenza per tutti i lavoratori e con tutele gradualmente crescenti. Occorre anche un salario minimo e riformare gli ammortizzatori sociali. Sarà così possibile rilanciare il lavoro e aiutare i giovani, le donne e i disoccupati di tutte le età, smettendo di sostenere solo chi è dentro il mercato. A costo zero per il contribuente. Ma perché nessun governo finora lo ha fatto?
"Per la spesa corrente lo Stato sborsa ogni anno più di 500 miliardi di euro. Una seria riforma costerebbe poco più dell'1 per cento di questa montagna di risorse. Chi si oppone non lo fa perché non ci sono i soldi, ma perché preferisce dare più risorse alle regioni che saranno decisive nella prossima tonata elettorale".

Titolo "Un nuovo contratto per tutti"
Autori Tito Boeri, Pietro Garibaldi
Editore Chiare Lettere
Collana Reverse
Anno 2008
Prezzo euro 10,00

http://www.chiarelettere.it/dettaglio/64213/un_nuovo_contratto_per_tutti

mercoledì, aprile 22, 2009

QUALITäT


Un forte e chiaro segnale di fiducia nonostante la crisi dei mercati e la richiesta di cassa integrazione delle settimane scorse. Un investimento sui e per i propri dipendenti. Quello raggiunto tra il gruppo Luxottica di Agordo (Belluno) e le rappresentanze sindacali è un accordo destinato ad aprire un'altra stagione nelle relazioni industriali. Si tratta di un innovativo sistema di incentivazione basato su benefici non monetari per i circa 7.800 operai e impiegati dei sei insediamenti industriali in Italia, la cui retribuzione media si aggira sui 1.200 euro netti mensili.

L'obiettivo: concedere ai lavoratori uno strumento supplementare - che integra la contrattazione nazionale e quella di secondo livello - per la conservazione del potere d'acquisto. L'intesa, però, guarda coraggiosamente oltre e getta i presupposti per una più approfondita "responsabilità sociale" del gruppo verso dipendenti e territorio.

Come? «Sostenendo ad esempio le generazioni future, i figli dei dipendenti, cui offrire opportunità di formazione e incentivi al merito, premesse necessarie per la loro mobilità sociale», spiega Nicola Pelà, direttore delle Risorse umane di Luxottixa. In una parola, sostegno all'elevazione sociale. Ma nel memorandum concordato tra azienda e sindacati c'è molto altro. Accordi con le catene di retail per acquistare beni di uso primario; convenzioni con centri di medicina preventiva e diagnostica; cure odontoiatriche, pediatriche e specialistiche; aiuti per l'uso dei mezzi di trasporto; interventi per l'istruzione scolastica; borse di studio e orientamento professionale. E poi l'assistenza sociale di sostegno: misura, questa, che punta ad aiutare famiglie con problemi di portatori di handicap, di tossicodipendenze, di anziani da assistere.

Il sistema sarà collegato a indicatori di "qualità della produzione", fattore ultimo di competitività del made in italy nel mondo. Sulle base delle prime stime, la valorizzazione dell'iniziativa consentirà di generare un valore equivalente di 2,3-2,6 milioni annui da distribuire ai dipendenti e alle loro famiglie sin dal 2009.

L'analisi di Luxottica è chiara: la diminuzione del potere d'acquisto non è oggi compensabile solo attraverso i tradizionali interventi sulla retribuzione fissa o variabile poiché «il rapporto tra costo del lavoro e importo monetario netto ricevuto dal dipendente – dice Pelà – è estremamente penalizzante per quest'ultimo. Da questo presupposto abbiamo concordato con i sindacati un ventaglio di interventi. Siamo infatti convinti che la qualità aziendale passi sempre più dal livello di qualità di vita dei nostri dipendenti».

«È un passo estremamente importante - sottolinea Valeria Fedeli, segretario generale della Filtea Cgil - che si inserisce nelle consolidate e positive relazioni che il gruppo ha da tempo avviato con i sindacati. Luxottixa ha scelto di negoziare in azienda un ulteriore elemento in tema di welfare e recupero del potere d'acquisto. Un atto che è figlio del contratto nazionale del sistema moda firmato a fine 2008; che è stato fatto senza aspettare la scadenza dell'integrativo (fine 2009) e che è simbolico di come un'azienda guardi ai propri dipendenti. Alla luce, poi, della partecipazione all'iniziativa e degli obiettivi nel loro complesso, possiamo dire che questa è una sfida che ci appartiene e che condividiamo in toto. Una parte delle aziende dominanti del sistema moda ora potrebbero guardare a questa esperienza e seguirla. Davanti alla recessione Luxottica ha scelto di non chiudersi su se stessa. È una buona indicazione».

http://www.corrispondenti.net/index.php?id=27090