Credo che quattro siano i filoni da seguire: l'immigrazione di manodopera qualificata; migliori politiche famigliari; l'aumento della durata della vita lavorativa; nuovi investimenti nella formazione. In quest'ultimo campo, non possiamo permetterci che il 20% di una classe d'età sia marginalizzato.
Lei ha scritto su Der Spiegel che gli immigrati sono per molti versi la salvezza della Germania.
L'immigrazione non risolverà il problema, ma è un modo per adattarsi alla situazione. Gli imprenditori calcolano che per sovvenire ai bisogni dell'economia il paese dovrebbe attirare ogni anni tra i 70mila e i 400mila lavoratori stranieri. Non solo matematici o ingegneri, ma anche, per esempio, personale specializzato nella cura degli anziani. Per aumentare l'immigrazione ci sono tre possibilità: facilitare il ricongiungimento familiare, agevolare il diritto d'asilo, attirare lavoratori qualificati. Facciamo ben poco in questi campi: nel 2009 la Germania ha accolto 157 immigrati qualificati da paesi extra Ue.
Il ministro dell'Economia Rainer Brüderle propone un sistema a punti, ma il cancelliere Angela Merkel sembra contrario.
La signora Merkel sostiene che abbiamo un tasso di disoccupazione elevato e che prima di accogliere nuovi lavoratori bisogna garantire un'occupazione a chi è già in Germania. La disoccupazione è però soprattutto un problema di qualificazione, visto che abbiamo circa 500mila posti vacanti, a fronte di tre milioni di disoccupati. Quindi bisogna migliorare la formazione dei lavoratori, ma anche accogliere persone dall'estero, per via della crisi demografica.
Crede che questa crisi, comune ad altri paesi, possa avere conseguenze geopolitiche?
Assolutamente sì. È già in corso una battaglia tra i paesi per attirare immigrati. Da due anni, la Germania assiste alla partenza di persone che vanno in Svizzera, Polonia o Austria, nazioni più ricche o dinamiche. Alcuni paesi come Stati Uniti, Canada o Australia hanno politiche aggressive, possono contare su una lingua mondiale, l'inglese, e fanno networking. Cosa succederà quando anche la Cina, un paese di 1,35 miliardi di persone, cercherà manodopera immigrata per via dell'andata in pensione di una parte importante della popolazione?

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