mercoledì, maggio 12, 2010

VIVO ALTROVE

Sono ricercatori, sono operai. Sono manager, contabili, camerieri. Ragazzi, ragazze. Studenti e lavoratori e disoccupati. Sono italiani di scoglio e italiani di mare, per usare una vecchia distinzione sciasciana. E cioè cittadini del Bel Paese che si sono stufati del Bel Paese e hanno preso il mare per andare a vivere all’estero, e italiani che invece son rimasti attaccati allo scoglio, che sia comodo oppure no. Molte delle loro storie le ha raccolte Claudia Cucchiarato nel suo libro-inchiesta, “Vivo altrove”. Molte altre sono arrivate all’Unità in questi giorni tramite la sua pagina Facebook. Nel leggerle veniva fuori ora l’amarezza di essere straniero in terra straniera, ora la furia di chi è dovuto “scappare” perché “cacciato” da una delle mille “caste” italiane, ora la rassegnazione di chi è dovuto restare.


Valentina Tomasini se n’è andata giovanissima, ora ha 22 anni e vive in Francia. «Perchè? Perchè ho trovato un clima culturale ancora effervescente, perchè posso parlare da pari con un professore senza dover attendere ore e ore di fila, perché studio antropologia e le scienze umane sono disprezzate in Italia. E noi giovani siamo totalmente esclusi dal dibattito».
Per lei, e per molti come lei, il problema è prima di tutto politico-culturale. Ne è sicuro anche Marco Gambirasio: «Ho scelto di lavorare in Francia nel settore Cure Palliative. Il caso Englaro in Italia, la politica e la religione invadenti nelle scelte dell'individuo irrispettose della sua dignità e dei suoi diritti mi hanno convinto a lavorare in un Paese civile e moderno. La legge Leonetti del 22 maggio 2005 sia d'esempio per tutte le democrazie. La mia famiglia (moglie e figlia piccola) mi seguirà a Settembre. Io sono orgoglioso del Paese che mi ha accolto senza pregiudizi mentre sono stufo di vivere nell'inerzia e nel buio intellettuale italiani. Adieu». Parole ferme, addii decisi. Che però non tutti riescono a pronunciare. Lorenza Perini, ad esempio, vive sulla sua pelle il dramma di chi è andata e poi è dovuta tornare: «Anch'io ero in giro per il mondo e sono tornata... non sono pentita perchè mi piace la mia terra, sto bene a casa mia... ma sono delusa e depressa... che me ne faccio di tutto questo sapere, di tutto questo investimento nella mia formazione se ora non c'è più neanche la speranza di poter "aspirare" ad un posto di ricercatore?».
È, questo, l’interrogativo che risuona nelle lettere di molti di quelli che ci hanno scritto. Un interrogativo a cui, come ha detto giustamente uno di loro, Flavio Casi, «deve essere la politica a rispondere, perché è impossibile che oggi io, e molti miei amici, arriviamo all’università, oppure al bar, la sera, e facciamo il toto-paese: cioè giochiamo a indovinare chi sarà il prossimo a partire e per dove».

Titolo "Vivo altrove"

Autore Claudia Cucchiarato

Editore Mondadori

Anno 2010

Prezzo euro 18,00

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