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venerdì, maggio 07, 2010

MONSTERS #3


ps. 4 maggio 2010

Cresciuto all'ombra del ras della dc ligure, Paolo Emilio Taviani, gli anni '80 e '90 lo vedono amministratore pubblico e sindaco di Imperia. Poi coinvolto nella vicenda per l'appalto del Casinò di Sanremo, indagato dal procuratore di Milano Piercamillo Davigo e recluso per 70 giorni a San Vittore, quindi prosciolto. Infine, nel '95, approda a Forza Italia dove Silvio Berlusconi lo nomina responsabile dell'organizzazione del partito. Il suo lavoro piace e gli vale la poltrona di ministro dell'Interno dopo le elezioni del 2001. La prova del fuoco è il G8 di Genova. Al consiglio europeo di Goteborg, un mese prima, era rimasto sull'asfalto un dimostrante ferito dalle forze dell'ordine. «Non voglio che accada a Genova una cosa simile» ammonisce il "cavaliere". Il capo della polizia, Gianni De Gennaro, lo rassicura: «Il nostro modus operandi è totalmente diverso da quello della polizia svedese». Sta di fatto che a Genova ci scappa il morto, Carlo Giuliani. Scajola ammette di avere dato l'ordine di sparare se fosse stata sfondata la zona rossa. Poi ritratta. Ma sotto accusa è De Gennaro per il quale si pensa a un ben retribuito esilio in un ufficio Onu contro la droga (ma il segretario Kofi Annan non ci sta a togliere le castagne dal fuoco al governo Berlusconi).

Si arriva al 2002 e all'assassinio del giuslavorista Marco Biagi, professore dell'Università di Modena, consulente prima del ministro del Lavoro Bassolino e poi del successore Roberto Maroni. Divampa la polemica sulla scorta negata. Il 29 giugno del 2002 nella stazione della polizia marittima di Limassol appena chiusa la conferenza stampa che annuncia la consegna di nuovi pattugliatori italiani alla marina cipriota in funzione anti-immigrazione, Scajola parla del terrorismo che tornerà a colpire. Ma a Bologna, chiediamo al ministro l'inviato del Corriere Dino Martirano e chi scrive, se ci fosse stata la scorta Biagi non sarebbe stato colpito. Aggiungo: «Si ricorderà, ministro, che nel processo Moro è agli atti che numerosi br pentiti o dissociati ebbero a spiegare che il loro obiettivo iniziale da colpire era Andreotti che già all'epoca si serviva di un'auto blindata mentre il capo scorta di Moro, maresciallo Leonardi usava la Fiat 130 di serie perché riteneva le blindate poco affidabili; di lì la scelta di colpire Moro; quindi le protezioni un risultato di deterrenza ce l'hanno comunque». Scajola fa per andarsene. Poi ci ripensa e si para nuovamente davanti a noi: «Ma quale figura centrale – ci dice - fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva solo il rinnovo del suo contratto di consulenza». Interviene il suo addetto stampa Roberto Arditti, lo sottrae a qualunque ulteriore spiegazione e ci dice: «Adesso basta, il ministro deve imbarcarsi, lo aspettano sulla motovedetta Odysseus».
Poi qualche giorno di buriana fino alle dimissioni. Ma nessuno fa quello che Scajola aveva suggerito: chiedere lumi a Maroni che in effetti si era servito dell'opera di Biagi ma dopo molte diffidenze. Curioso che sia stato proprio Maroni, nell'ultima vicenda dell'appartamento pagato in nero, il più impegnato a difendere Scajola.

Una cosa è certa: queste seconde dimissioni, così come le prime non coincideranno affatto con la morte politica di Scajola. Lui continuerà a svolgere per il "capo" ossia per Berlusconi il ruolo che gli spetta nel partito pronto a rientrare in una responsabilità di governo. Per ora si tratta solo di uscire momentaneamente di scena. E consolarsi, magari, lucidando le auto d'epoca nel garage della villa di Imperia.

Gerardo Pelosi

giovedì, aprile 29, 2010

MONSTERS #2



Gli ottanta assegni che accusano Scajola
Nelle carte 900mila euro in nero per la casa. Da Zampolini, progettista di Anemone, la conferma ai pm. Il ministro aveva detto: "Accesi un mutuo". E spuntano conti all'estero
Fonte

Edoardo Baraldi photo

mercoledì, febbraio 10, 2010

MONSTERS




Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore pubblicano una chiacchierata tra Claudio Scajola (ministro dell'interno in visita ufficiale a Cipro) e alcuni giornalisti.[3]

« A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull' articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte». E a questo punto il ministro sorprende i presenti quando gli viene detto che Biagi era comunque una figura centrale nel dialogo sociale: protagonista del patto di Milano, coautore del Libro Bianco, consulente del ministero del Welfare, della Cisl, della Confindustria. C' è un attimo di silenzio, Scajola volta le spalle, si blocca, azzarda: «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza. »


Il 3 luglio 2002 Scajola si dimette e il Viminale passa a Giuseppe Pisanu.
Fonte

Dall'8 maggio 2008 quel Claudio Scajola ricopre la carica di Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Berlusconi IV dove propugna tra l'altro la necessità dell'avvio di un nuovo programma energetico nucleare.
Gioiamo!